Comune di Sirmione


L'EVOLUZIONE DEL COSTUME TEATRALE NELLA STORIA DEL MELODRAMMA
Una mostra dedicata ai costumi del teatro melodrammatico riveste notevole interesse non solo per il tema che propone, ma in particolare per i possibili confronti stilistici e storico-culturali che sollecita.
Nei costumi teatrali come in altre forme di arte decorativa, il disegno, il colore, la scelta dei materiali impiegati, seguono la tendenza estetica dominante nel contesto culturale ed artistico del momento.
Tra le forme d'arte che contribuiscono a creare il substrato di un'epoca, il teatro in genere e quello d'opera in particolare, rivestono un ruolo di primaria importanza e vitale interesse, grazie al rapporto immediato e diretto col pubblico. Anzi, direi di più: proprio il teatro conferisce un contributo sostanziale all'evoluzione estetica del costume nel corso dei secoli.
Il rapporto tra costume e teatro non va comunque inteso in senso strettamente univoco: si tratta sempre di un rapporto dialettico, ricco di reciproci scambi culturali.
In forza di questa stretta e reciproca relazione ispiratrice, ben si può ritenere il costume teatrale oggetto di grande dignità.
Fin dagli albori del teatro in musica, infatti, quando suscitare la meraviglia dello spettatore era uno degli obiettivi principali, attraverso la voce e la messinscena, sulle ribalte imperavano lo sfarzo, il sogno, il meraviglioso.
La necessità d'illudersi, di evadere dal quotidiano, cosa considerevole peraltro anche ai giorni nostri, per accedere a mondi in cui si narra di emozioni, vicende, poteri, sentimenti che da sempre si sono sentiti solo raccontare, porta al desiderio d'identificarsi con luoghi, situazioni, personaggi che interagiscono al di là del sipario. E chi meglio di un re, di una regina, di un duca, di un principe o di una principessa, siano essi veramente regnanti o padroni di cuori, possono trasportare loggioni e platee in universi fatati, dove l'illusione teatrale travolge e cattura ogni fantasia?
A partire dall'Ottocento l'opera lirica diviene un fatto popolare, capace di attirare il pubblico di differenziate classi sociali, accomunate da esigenze che solo il melodramma sapeva interpretare.
Il costume, quindi, viveva immediatamente sulla pelle dell'artista: ne trasfigurava fino alla completa fusione la persona per configurarne il personaggio.
Quando il teatro non poteva ancora contare su magistrali registi e quindi il teatro di regia era ancora di là da venire, le figure dello scenografo e del costumista, intese in senso moderno, non esistevano.
La sola pura e semplice tela dipinta sul fondale veicolava i sogni del pubblico. Le tele seguivano le sorti dell'opera e, talora, potevano anche essere riciclate più volte, poichè spesso capitava di utilizzarle per spettacoli diversi. Viene da chiedersi come potevano coordinarsi colori, luci, scene e costumi, se poi si cambiava la variabile principale.
Gli artisti protagonisti, comunque, provvedevano personalmente al proprio guardaroba di scena, scegliendo, in totale libertà, modelli, tessuti, colori.
Capitava, quindi, spesso che, formandosi poi il quadro d'insieme di scene e costumi, risultassero composizioni assai disturbate a causa di iati cromatici e stilistici.
Solo dal secondo dopoguerra, con una generale evoluzione della scenografia e della costumistica teatrale, legata a concezioni registiche del tutto nuove, anche il costume verrà sempre più inteso come facente parte di un solo spettacolo, pertanto concepito all'interno della produzione e quindi fornito dal teatro.
Da sempre i costumi sono serviti per essere usati solo in teatro, per essere visti da lontano, in luci e luoghi elaborati dall'invenzione. Si vestivano, si ammantavano, si dipingevano, si modificavano, si trasformavano per la loro precipua funzione: servire alla tessitura dei sogni!
Talora venivano scambiati, adattati, rifatti per altri spettacoli. Lo stesso materiale, talora prezioso come le stoffe, le sete, i damaschi, venivano scomposti  e ricomposti per altre soluzioni.
Poi, quando il mestiere dello scenografo e del costumista passò in mano a veri e propri maestri delle arti figurative, l'epoca gloriosa di Casorati, Fiume, De Chirico, Savinio, Marini o Fontana, con produzioni di artisti provenienti da altre discipline che non quelle strettamente teatrali, il costume acquistò inevitabilmente una sua vita ed entità proprie.
Solo al secondo dopoguerra, infatti, appartiene la grande avventura del teatro di regia. Si pensi al capostipite, quel Luchino Visconti in cui l'approccio all'interpretazione scenica partiva da obiettivi di verità e fedeltà. Figlio naturale del neorealismo cinematografico, il grande regista non poteva non ricorrere, con acuta indagine filologica, al vero più vero del vero.
È a partire da queste esperienze che nuovi scenografi e costumisti rifondano il teatro di regia accanto a grandi registi contemporanei: Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Pier Luigi Pizzi, Franco Zeffirelli, Luciano Damiani, Vittorio Rossi, Gabriele Lavia.
La conoscenza approfondita dei caratteri stilistici portò i realizzatori di scene e costumi all'applicazione nel teatro di forme e colori che talvolta hanno influenzato o sono stati influenzati direttamente dalla moda. Quando un costumista disegna mirabili bozzetti, in fondo, desidera impartire una lezione di storia del costume. Per contro, il condizionamento culturale del contesto in cui il costumista opera, lo influenza al punto da indurlo a connotare i secoli addietro, siano essi Medioevo, Settecento o Ottocento, di un gusto tipico del proprio momento storico.
Negli ultimi trenta anni, poi, di storia teatrale del melodramma, stilisti o creatori di moda si sono esibiti con le loro idee innovative. Citiamo almeno tre esempi qualificanti: Yves Saint Laurent, Ottavio Missoni, Gianni Versace. Dal loro apporto creativo è nata una fattiva collaborazione tra moda e teatro lirico che, se talora sembrava stridente, si è rivelata alla distanza apportatrice di nuove idee, buon gusto e, tutto sommato, linfa vitale per un genere sicuramente da rinnovare.
Il mondo del melodramma non può che trarne beneficio, sempre che le ispirazioni non si traducano in vere e proprie trasgressioni, perchè, in tal caso, si crea magari l'evento, ma si rende un pessimo servizio alla causa dell'autore da rappresentare.
Ciò non è mai avvenuto per i costumi della Sartoria Brancato, vera fucina creativa, atelier dei sogni, cui va il merito di una diuturna acribia nelle scelte cromatiche, stilistiche, simbolo di rara professionalità.
Siano fogge ricche e lussuose, veriste o classiche, è giusto chiedersi se, lontane dalla loro ragione d'essere, dalle luci e dalle complicità del teatro, mantengano un fascino particolare in un contesto non loro.
A nostro avviso, sì.
In virtù di quella capacità d'immaginazione, che contraddistingue gli iniziati del teatro.
Il costume riveste nella storia del melodramma, per concludere, un'importanza primaria, pregno com'è di sapori, odori, e profumi di epoche diverse, intriso com'è di tanta storia che allieta il nostro animo ed il nostro gusto.
 
Michele Nocera
Ideatore e curatore della mostra

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